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	<title>Professionalismo</title>
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	<description>Nodi ed opportunità del Libero Professionista nel mercato dei Servizi della Conoscenza in Italia</description>
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		<title>Democrazia digitale plebiscitaria</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 13:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;appello rivolto ai cittadini da parte del supercommissario Bondi a contribuire con proposte e segnalazioni alla &#8216;spending review&#8217;, tra critiche e plausi, è la più recente esperienza italiana che le Information &#38; Communication Technologies (ITC) più che consentirlo, stimolano il superamento della democrazia &#8216;rappresentativa&#8217; in favore di consultazioni dirette e plebiscitarie. Se da un lato, questo fatto si configura come la nuova Polis globale, dall&#8217;altro ovviamente comporta pericoli insiti appunto nella connotazione che l&#8217;aggettivo &#8216;plebiscitario&#8217; ha assunto; per contro va detto che non si possono disprezzare a priori i cittadini elettori quando si attivano, a nome e per conto dei quali il Delegato dice di legificare e governare. La Lega Nord, con le ostilità anche pre.giudiziali che ha sempre provocato, è stata a suo modo il &#8216;tappo&#8217; che ha impedito a tutti gli altri partiti ed alla società civile non leghista, di affrontare un importante tema della rifondazione del patto nazionale inteso come ritrovamento delle ragioni per costituire una comunità statale. L&#8217;Italia penisola, avrebbe bisogno di ridiscutere i termini e le ragioni dello &#8216;stare assieme&#8217; come Stato: fondato e tradito dai Savoia, diviso da una guerra civile, bloccato dal dualismo pci dc, ora immobile e in crisi. Ristabilire un patto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;appello rivolto ai cittadini da parte del supercommissario Bondi a contribuire con proposte e segnalazioni alla &#8216;spending review&#8217;, tra critiche e plausi, è la più recente esperienza italiana che le Information &amp; Communication Technologies (ITC) più che consentirlo, stimolano il superamento della democrazia &#8216;rappresentativa&#8217; in favore di consultazioni dirette e plebiscitarie.</p>
<p>Se da un lato, questo fatto si configura come la nuova Polis globale, dall&#8217;altro ovviamente comporta pericoli insiti appunto nella connotazione che l&#8217;aggettivo &#8216;plebiscitario&#8217; ha assunto; per contro va detto che non si possono disprezzare a priori i cittadini elettori quando si attivano, a nome e per conto dei quali il Delegato dice di legificare e governare.</p>
<p>La Lega Nord, con le ostilità anche pre.giudiziali che ha sempre provocato, è stata a suo modo il &#8216;tappo&#8217; che ha impedito a tutti gli altri partiti ed alla società civile non leghista, di affrontare un importante tema della rifondazione del patto nazionale inteso come ritrovamento delle ragioni per costituire una comunità statale.</p>
<p>L&#8217;Italia penisola, avrebbe bisogno di ridiscutere i termini e le ragioni dello &#8216;stare assieme&#8217; come Stato: fondato e tradito dai Savoia, diviso da una guerra civile, bloccato dal dualismo pci dc, ora immobile e in crisi.</p>
<p>Ristabilire un patto di comunità nazionale per rinnovare le ragioni ideali e gli interessi, opportunità e convenienze dello stare assieme.</p>
<p>Il discredito dei partiti e l&#8217;antipartitismo che ne consegue, non sono cambiati dopo l&#8217;avvento della &#8216;seconda Repubblica&#8217;. Anche le forme di rappresentanza sociale sono abbastanza in crisi, si veda la ricerca de l&#8217;Inkiesta.</p>
<h3>Come stanno assieme queste cose?</h3>
<p>Veltroni pose all&#8217;attenzione nelle elezioni politiche del 2008, la questione della &#8216;forma partito&#8217;; fu sconfitto da Berlusconi e la questione velocemente rimossa come il proponente.</p>
<p>È il momento di rendersi conto che movimenti reali e reti virtuali sono composti dalle stesse persone, la rappresentanza sociale deve cogliere queste trasformazioni</p>
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		<title>Rappresentanza, Rappresentatività, Rappresentazione</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politica]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;art. 39 della Costituzione repubblicana afferma: &#8221;I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.&#8221; Si tratta del fondamento &#8211; all&#8217;origine non senza polemiche &#8211; del principio dell&#8217;Erga Omnes esteso agli accordi collettivi tra Parti Scoiali portatrici di interessi sociali ed economici contrapposti o alternativi. Inutile ribadire che si tratta i di una forzatura per via della estrema semplificazione delle posizioni condensate in un accordo tra le Parti, che acquisisce però validità &#8221;nei confronti di tutti&#8217;. Ciò accade in virtù di una convenzione tra i contraenti i quali si riconoscono reciprocamente autorizzati a farsi portatori di istanze della controparte, in un processo di legittimazione reciproca. Diverso la questione quando entrano in gioco posizioni che coinvolgono &#8211; oltre a Parto sociali &#8211; accordi con enti di governo statale o locale, per cui si genera il liturgico rito della concertazione che però si fonda su di una convenzione analoga alla precedente, ovvero su una legittimazione reciproca. Dunque, l&#8217;esercizio della Rappresentanza sociale, si fonda non tanto &#8211; o non solo &#8211; sulla Rappresentatività intesa come numero di soggetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;art. 39 della Costituzione repubblicana afferma: &#8221;I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.&#8221;</p>
<p>Si tratta del fondamento &#8211; all&#8217;origine non senza polemiche &#8211; del principio dell&#8217;Erga Omnes esteso agli accordi collettivi tra Parti Scoiali portatrici di interessi sociali ed economici contrapposti o alternativi.</p>
<p>Inutile ribadire che si tratta i di una forzatura per via della estrema semplificazione delle posizioni condensate in un accordo tra le Parti, che acquisisce però validità &#8221;nei confronti di tutti&#8217;. Ciò accade in virtù di una convenzione tra i contraenti i quali si riconoscono reciprocamente autorizzati a farsi portatori di istanze della controparte, in un processo di legittimazione reciproca.</p>
<p>Diverso la questione quando entrano in gioco posizioni che coinvolgono &#8211; oltre a Parto sociali &#8211; accordi con enti di governo statale o locale, per cui si genera il liturgico rito della concertazione che però si fonda su di una convenzione analoga alla precedente, ovvero su una legittimazione reciproca.</p>
<div id="attachment_1069" class="wp-caption alignleft" style="width: 374px"><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/05/rappresentanze_imprenditoriali_prima-copia2.jpg"><img class=" wp-image-1069  " title="rappresentanze_imprenditoriali_prima copia" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/05/rappresentanze_imprenditoriali_prima-copia2-569x1024.jpg" alt="" width="364" height="655" /></a><p class="wp-caption-text">Studio prodotto da LINKIESTA.IT</p></div>
<p>Dunque, l&#8217;esercizio della Rappresentanza sociale, si fonda non tanto &#8211; o non solo &#8211; sulla Rappresentatività intesa come numero di soggetti aderenti ad una delle Parti, ma piuttosto sulla capacità di imporsi come soggetto autorevole, riconosciuto, visibile, comunicativo, propositivo e, in virtù di ciò, dotato di legittimità a rappresentare e promuovere interessi di parte, spesso legittimi, spesso diffusi.</p>
<p>I tesi rapporti Fiat Fiom e la conseguente mancata ammissione delle delegazioni sindacali Cgil/Fiom nelle fabbriche di Melfi, sono un efficace esempio di quanto affermato, così come la notevole influenza che esercitano le organizzazioni di tutela dei consulatori, si basa più sulla efficacia della loro comunicazione e sulla rilevanza delle questioni poste all&#8217;attenzione pubblica, più che su di una rappresentatività in termini numerici che &#8211; essendo dati sensibili, costituiscono informazioni riservate e protetto così come lo sono gli iscritti ai sindacati dei lavoratori.</p>
<p>Se dunque in epoca moderna la Rappresentanza sociale poteva venire esercitata in forza di una delega esplicita, che rendesse conto del peso in termini numerici (che chiameremo Rappresentatività) di una determinata organizzazione; in epoca post moderna, la Rappresentanza si attua più come capacità di Rappresentazione di interessi di parte, legittimi e diffusi, sotto forma di di proiezione,  espressione, segnalazione, denuncia, rivendicazione di determinati aspetti malfunzionanti della Società e dei rapporti tra le Parti che la compongono.</p>
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		<title>La Rappresentazione Sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 12:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La liturgia della concertazione Quella che per praticità e convenzione si appella Società Civile, è un ricco minestrone i cui ingredienti in bollitura, emergono alternativamente alla superficie fumante del brodo caldo. Nella complessità ed instabilità fluida, se non gassosa, delle molecole che compongono quell&#8217;organismo caotico e dalla membrana porosa e pediculata, che è la Società, sono novecenteschi gli elementi di sintesi, le sillabe della parola, i lemmi che tale storia mettono in scena: i partiti e le parti sociali. La democrazia rappresenttativa è in crisi, inadeguata per una comunità estesa e senza confini e priva di un fine ideale comune. La influenza della finanza globale è incisiva nelle vicende delle comunità, più di quanto non lo fossero le famigerate multinazionali che negli anni 70 disfacevano i governi della latino America e dell&#8217;Africa. La partecipazione diretta è sulla via di contrazione progressiva. Non s&#8217;è mai deciso di rifondare i patti su cui lo stato nazione s&#8217;è forzatamente costituito, per cui i nazionalismi, il senso della terra Patria, corrodono comunioni artificiose. Si sente l&#8217;alterità dallo Stato che appare entità autonoma, golemica, che cannibalizza coloro che gli hanno dato vita. Il dialogo competitivo tra poteri nella comunità statali, avviene nel tentativo antirealistico di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La liturgia della concertazione</h2>
<p>Quella che per praticità e convenzione si appella Società Civile, è un ricco minestrone i cui ingredienti in bollitura, emergono alternativamente alla superficie fumante del brodo caldo.</p>
<p>Nella complessità ed instabilità fluida, se non gassosa, delle molecole che compongono quell&#8217;organismo caotico e dalla membrana porosa e pediculata, che è la Società, sono novecenteschi gli elementi di sintesi, le sillabe della parola, i lemmi che tale storia mettono in scena: i partiti e le parti sociali.</p>
<p>La democrazia rappresenttativa è in crisi, inadeguata per una comunità estesa e senza confini e priva di un fine ideale comune.</p>
<p>La influenza della finanza globale è incisiva nelle vicende delle comunità, più di quanto non lo fossero le famigerate multinazionali che negli anni 70 disfacevano i governi della latino America e dell&#8217;Africa.</p>
<p>La partecipazione diretta è sulla via di contrazione progressiva.</p>
<p>Non s&#8217;è mai deciso di rifondare i patti su cui lo stato nazione s&#8217;è forzatamente costituito, per cui i nazionalismi, il senso della terra Patria, corrodono comunioni artificiose. Si sente l&#8217;alterità dallo Stato che appare entità autonoma, golemica, che cannibalizza coloro che gli hanno dato vita.</p>
<p>Il dialogo competitivo tra poteri nella comunità statali, avviene nel tentativo antirealistico di una progressiva semplificazione, alla ricerca della efficacia della concertazione socio economica.</p>
<p>La rappresentanza dei blocchi di interessi omogenei viene valutata in termini numerici &#8211; di delega &#8211; da parte delle controparti, ma di fatto si fonda su una reciproco atto di  legittimazione ed accreditamento tra soggetti che si convocano.</p>
<p>I mezzi di comunicazione di massa, già ora potendo consentire risposte massicce ad appelli diretti, da un lato rispondono alla domanda di democrazia diretta, ma soffrono di connotato plebiscitario, assembleare e sono emotivamente e finanziariamrente influenzabili dai media providers stessi.</p>
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		<title>Confucio, Calvino e Fanfani</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 14:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberalizzazioni Governo Monti]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei giorni del recente viaggio di Monti in Cina, l&#8217;intervento di un ascoltatore a &#8216;Prima Pagina&#8217; di Radio3 Rai proponeva di tener nel debito conto, nella messa a punto dei rapporti economici e politici con la Cina, di quanto questo Paese immenso sia pervaso dal sistema di pensiero detto &#8216;confuciano&#8217;. &#160; Incuriosito, leggo allora sulla enciclopedia &#8216;Garzantina&#8217; di filosofia, edizione 1981, pagina 166: (il CONFUCIANESIMO) è l&#8217;ideologia che ha permesso e sostenuto la formazione e il perpetuarsi dello stato burocratico centralizzato, dal momento che, sia nel microcosmo della famiglia sia nel macrocosmo dello stato, esso privilegia il principio gerarchico e aborrisce ogni turbamento dell&#8217;ordine costituito, che intende preservare con la pratica delle virtù ..(per) ..impedire che si verifichino alterazioni nella corrispondenza tra cosmo e individuo, tra mondo della natura e mondo morale. (&#8230;) Nonostante questa impostazione gerarchica e ritualistica della società, in cui risulta limitata ogni libertà individuale,  il confucianesimo non esclude la possibilità di modifiche e miglioramenti, (&#8230;): lo studio è il mezzo che permette di trasformare un &#8216;uomo comune&#8217;  in &#8216;uomo superiore&#8217;. &#160; &#160; Impossibile non collegare questo ragionamento con le tesi di MAX WEBER, fondatore delle ricerche sociologiche sui rapporti tra economia e religioni che, nel notissimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1033" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/04/confucio1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1033" title="confucio1" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/04/confucio1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">RAPPRESENTAZIONE DI CONFUCIO</p></div>
<p>Nei giorni del recente viaggio di Monti in Cina, l&#8217;intervento di un ascoltatore a &#8216;Prima Pagina&#8217; di Radio3 Rai proponeva di tener nel debito conto, nella messa a punto dei rapporti economici e politici con la Cina, di quanto questo Paese immenso sia pervaso dal sistema di pensiero detto &#8216;confuciano&#8217;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Incuriosito, leggo allora sulla enciclopedia &#8216;Garzantina&#8217; di filosofia, edizione 1981, pagina 166:</p>
<blockquote><p><em>(il CONFUCIANESIMO) è l&#8217;ideologia che ha permesso e sostenuto la formazione e il perpetuarsi dello stato burocratico centralizzato, dal momento che, sia nel microcosmo della famiglia sia nel macrocosmo dello stato, esso privilegia il principio gerarchico e aborrisce ogni turbamento dell&#8217;ordine costituito, che intende preservare con la pratica delle virtù ..(per) ..impedire che si verifichino alterazioni nella corrispondenza tra cosmo e individuo, tra mondo della natura e mondo morale. (&#8230;) Nonostante questa impostazione gerarchica e ritualistica della società, in cui risulta limitata ogni libertà individuale,  il confucianesimo non esclude la possibilità di modifiche e miglioramenti, (&#8230;): lo studio è il mezzo che permette di trasformare un &#8216;uomo comune&#8217;  in &#8216;uomo superiore&#8217;.</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1036" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/04/calvino.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1036" title="calvino" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/04/calvino-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Jehan Cauvin, noto da noi come Giovanni Calvino</p></div>
<p>Impossibile non collegare questo ragionamento con le tesi di MAX WEBER, fondatore delle ricerche sociologiche sui rapporti tra economia e religioni che, nel notissimo &#8216;ETICA PROTESTANTE E SPIRITO DEL CAPITALISMO&#8217; del 1905, mette in evidenza la profonda relazione tra la riforma protestate e gli sviluppi che ad essa furono attribuiti da parte di GIOVANNI CALVINO e la nascita e sviluppo del CAPITALISMO in occidente.</p>
<div id="attachment_1040" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/04/fanfani.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1040" title="fanfani" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/04/fanfani-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Amintore Fanfani</p></div>
<p>Nella postfazione a questo saggio, pubblicato da Rizzoli ed. 1991, Ephraim Fischoff commenta le reazioni critiche che furono sollevate dalla cultura cattolica nei confronti di Weber a partire da Fanfani:</p>
<p>a pagina 351:</p>
<blockquote><p><em>Il fraintendimento di Weber diventa principalmente palese in molti contributi cattolici alla controversia, a mio avviso; culmina indubbiamente con A. Fanfani, il quale il quale attribuisce lo sviluppo di capitalismo e protestantesimo al trionfo dei brachicefali sui dolicocefali nell&#8217;occupare posizioni di potere.</em></p></blockquote>
<p>e, a pagina 372, prosegue:</p>
<blockquote><p><em>Adottando l&#8217;analisi weberiana del protestantesimo, egli </em>(il professor AMINTORE FANFANI in un saggio del 1934)<em> giunse infine a giustificare il  cattolicesimo (e in ultimo il fascismo italiano), interpretandolo come ritorno alla virtù dopo le deviazioni del capitalismo.</em></p></blockquote>
<p>Fischoff riporta pure il commento di R. Bainton che, nel 1936, scriveva:</p>
<blockquote><p><em>I cattolici affrontano l &#8216;analisi del problema con un pregiudizio decisivo. O trovarono infine nell&#8217;etica cattolicatutti quegli atteggiamenti lodevoli che in ultimo culminarono nell&#8217;operosità diligente e solerte propria dell&#8217;ascesi intramondana, così come Weber l&#8217;aveva attribuita ai puritani, oppure assolsero il cattolicesimo da ogni &#8216;colpa&#8217; capitalistica, o, più esattamente: della colpa di quelle indesiderate conseguenze spirituali del capitalismo. La conclusione generale era che (&#8230;) l&#8217;unico rimedioper curare tutte le malattie della vita economica dovesse essere trovato nel cattolicesimo.</em></p></blockquote>
<h2>Considerazioni personali sintetiche:</h2>
<ol>
<li>certamente l&#8217;analisi di Weber soffre di un certo meccanicismo e forse risente dell&#8217;entusiasmo per il positivismo, ma la situazione fattuale dimostra l&#8217;innegabile concretezze delle sue considerazioni;</li>
<li>là dove c&#8217;è libertà ed uno Stato meno accentratore, meno burocratico, con maggior attitudine alla organizzazione sussidiaria dei compiti sociali, là si è installato un sistema capitalistico (almeno nella modernità), ma non come sistema ideologico, al contrario di quanto è occorso negli Stati autoritari dove, la limitazione delle libertà individuali, ha dovuto poggiare su un castello teorico, sia esso di ispirazione logico razionale (comunismo) che di fondazione mitologica-irrazionale (fascismo e nazional-socialismo);</li>
<li>la globalizzazione ha fatto esplodere le distorsioni del modello capitalista, soprattutto per quanto attiene al fenomeno sinteticamente definito &#8216;consumismo&#8217;, ossia in quella induzione alla accelerazione dei consumi per sostenere il PIL, in un meccanismo che si autoalimenta fino alla contrazione nella spirale di un buco nero;</li>
<li> ora che si parla già di &#8216;Economia del Pacifico&#8217; e che la Cina si avvia a diventare mercato per superare il proprio ruolo di &#8216;manifattura del mondo&#8217;, il nostro Paese appare ancora fortemente arretrato rispetto ai players mondiali per il limitato grado di libertà d&#8217;iniziativa individuale, per l&#8217;impostazione fortemente centralizzata dell&#8217;organizzazione statale, non solo per l&#8217;influenza antropologica del cattolicesimo che spinge ad assumere una prospettiva &#8216;ultramondana&#8217;;</li>
<li>in questo senso, le &#8216;liberalizzazioni&#8217; del governo Monti hanno deluso tutti, senza che questo possa in alcun modo significare un equità della manovra;</li>
<li>è probabile che noi italiani, estranei sia al capitalismo liberale che al rigorismo gerarchico confuciano ma vagamente anarchici e costretti ad avanzare nella melma senza una Politica guida, noi non dobbiamo stupirci della ciclica affascinazione per &#8216;l&#8217;uomo del destino&#8217;, si chiami esso Mussolini, Berlusconi o Monti,  cui tutti si votano per la salvezza del corpo e dell&#8217;anima;</li>
<li>senza scomodare lo &#8216;ULTRAUOMO&#8217; nietzschiano, direi che si tratta del modello analogo a quello del commissario speciale per cui, per condurre a buon fine una grande opera, si ricorre alla nomina del COMMISSARIO SPECIALE: ogni cosa pubblica in Italia sembra sfuggire alla ordinarietà e rientrare sotto il criterio di specialità.</li>
</ol>
<p>Ciascuno tragga le proprie conclusioni e mi aiuti a comprendere se ci dobbiamo affidare solo a gesti di individuale eroismo quotidiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Morti di fame</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 13:42:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblicati i redditi aggregati 2010, cui segue il solito stracciar di vesti e grida allo scandalo. Secondo voi, è più preoccupante se i redditi dichiarati sono falsi, descrivendo in tal modo un Paese di evasori fiscali; oppure se redditi sono fedeli, tratteggiando di conseguenza una Italia fondata su di una imprenditoria privata stracciona marginale e proletarizzata? L&#8217;esodo ed il controesodo, i consigli per gli anziani contro la calura estiva, i suggerimenti per la prova costume in spiaggia, i consigli dietetici dopo le feste, gli allerta per le svendite ed i redditi dei gioiellieri italiani, costituiscono quell&#8217;armamentario luogocomunistico cui tv e stampa ricorrono ciclicamente ed ossessivamente, per risvegliare il rassegnato pubblico. Come è noto, dalle dichiarazioni presentate nel 2011 per i redditi 2010, si ricava che gli imprenditori hanno un reddito lordo medio di 18.170 euro di reddito lordo, i lavoratori dipendenti 19.810 euro in media e 41.320 euro per gli autonomi tra cui son compresi anche i liberi professionisti. Solo l&#8217;1% dei contribuenti dichiara redditi superiori a 100mila euro, la maggioranza (90%) è sotto i 35mila. (Fonte ANSA). Se ci fosse un fondo di verità? Posto che, per quanto riguarda il settore delle libere professioni cui appartengo, esiste una porzione di lavoro non fatturato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicati i redditi aggregati 2010, cui segue il solito stracciar di vesti e grida allo scandalo.</p>
<h2>Secondo voi, è più preoccupante se i redditi dichiarati sono falsi, descrivendo in tal modo un Paese di evasori fiscali; oppure se redditi sono fedeli, tratteggiando di conseguenza una Italia fondata su di una imprenditoria privata stracciona marginale e proletarizzata?</h2>
<p>L&#8217;esodo ed il controesodo, i consigli per gli anziani contro la calura estiva, i suggerimenti per la prova costume in spiaggia, i consigli dietetici dopo le feste, gli allerta per le svendite ed i redditi dei gioiellieri italiani, costituiscono quell&#8217;armamentario luogocomunistico cui tv e stampa ricorrono ciclicamente ed ossessivamente, per risvegliare il rassegnato pubblico.</p>
<p>Come è noto, dalle dichiarazioni presentate nel 2011 per i redditi 2010, si ricava che gli imprenditori hanno un reddito lordo medio di 18.170 euro di reddito lordo, i lavoratori dipendenti 19.810 euro in media e 41.320 euro per gli autonomi tra cui son compresi anche i liberi professionisti. Solo l&#8217;1% dei contribuenti dichiara redditi superiori a 100mila euro, la maggioranza (90%) è sotto i 35mila. (Fonte <a title="ANSA REDDITI" href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/03/30/visualizza_new.html_158839431.html" target="_blank">ANSA</a>).</p>
<h3><strong>Se ci fosse un fondo di verità?</strong></h3>
<p>Posto che, per quanto riguarda il settore delle libere professioni cui appartengo, esiste una porzione di lavoro non fatturato (come già analizzato in questo blog nel pezzo: &#8220;<a title="evasione" href="http://www.professionalismo.it/?p=737" target="_blank">Vidocq, il genio dell’evasione</a>&#8220;); ripeterò qui in sintesi alcune considerazioni note ai professionisti e bellamente ignorate dalla politica e dai clienti stessi dei professionisti soprattutto in questo periodo di Salva e Cresci Italia:</p>
<p><strong>Non c&#8217;è più trippa per gatti</strong>. A fronte di un lungo periodo di studi, di un tirocinio, di un esame di stato, a fronte di assunzione di grandi responsabilità civili, amministrative, contrattuali e penali, a fronte della messa a disposizione di soluzioni per problemi complessi,  a fronte di tutto ciò, i compensi medi per il lavoro intellettuale sono bassi. Questa affermazione potrà non sembrare vera al cittadino (soprattutto quand&#8217;è il momento di pagare), ma è tristemente vera o, almeno, lo è per tutti quelle centinaia e centinaia di migliaia di professionisti, su un totale di 1.9 milioni di iscritti agli albi, che hanno avviato la propria attività dopo il 1985, dopo la &#8216;Milano da Bere&#8217;, dopo l&#8217;Edonismo Reaganiano, dopo che i Bot People ricevevano interessi tra il 16-20%, dopo la crescita del Pil al 4% annuo, dopo i Governi del Pentapartito, immediatamente prima della grande crisi di &#8216;Mani Pulite&#8217;.</p>
<p><strong><a href="http://www.professionalismo.it/?p=717" target="_blank">Cash Flow</a></strong>. Le entrate dei professionisti sono estremamente differite rispetto al compimento della prestazione professionale, il che fa di noi dei &#8216;PRESTATORI DI PRIMA ISTANZA&#8217; in favore dei nostri clienti. Questa distonia ci obbliga al ricorso al finanziamento bancario come per le aziende manifatturiere, con affidamenti di conto corrente ed anticipi su contratti e fatture. Dunque, tra il bilancio fiscale di competenza ed il bilancio di cassa esiste un profondo differenziale.</p>
<p><strong><a href="http://www.professionalismo.it/?p=583" target="_blank">Stato debitore</a></strong>. Il compenso professionale per la prestazione svolta in favore di persona giuridica è soggetta a ritenuta d&#8217;acconto, l&#8217;Iva differenziale si versa invece il mese seguente. Dunque posso grossolanamente affermare che per  un incasso lordo pari a 1.210 euro, me ne restano in mano circa 800. Se, come succede alla maggior parte dei piccoli studi professionali, l&#8217;anticipo Irpef e maggiore della tassazione dovuta, si diventa creditori dello Stato, di un credito non registrato nel Deficit statale e che si accumula di anno in anno. La liquidazione avviene mediamente dopo 4 anni dall&#8217;avvenuto incasso.</p>
<p><strong>Accertamento induttivo</strong>. Non conviene al professionista portare in detrazione molte delle spese che si effettuano per l&#8217;esercizio professionale perchè, essendo l&#8217;accertamento di congruità del reddito fondato in gran parte su parametri e strumenti presuntivi, le spese costituiscono un potenziale indicatore di reddito occulto, anzichè un investimento per migliorare l&#8217;attività. Ricordo poi, che c&#8217;è stato un tempo in cui si attuò un meccanismo a tenaglia Visco+Bersani quando, al sistema induttivo/presuntivo degli Studi di Settore, si aggiunse il metodo analitico/deduttivo della tracciabilità dei pagamenti. Accidenti, ora che ci penso, a questo &#8216;accanimento&#8217; s&#8217;è ispirato pure il Governo Monti.</p>
<p><strong>Manovre anticicliche</strong>. Sono così descritte le azioni legislative e di governo che hanno la capacità di invertire i trends negativi e le crisi congiunturali. Tra queste non rientra l&#8217;incremento del carico fiscale che deprime i consumi ed il rilancio dell&#8217;economia.</p>
<p><strong><a href="http://www.professionalismo.it/?p=829" target="_blank">Distrazione di Massa</a></strong>. La denuncia sistematica delle disparità, vere e presunte, tra cittadini provoca da un lato giusta indignazione ma, nel contempo, si presta ad alimentare un odio tra categorie che compongono la Società, che diviene strategico e funzionale per contenere le proteste all&#8217;interno della struttura sociale, distraendo dalla denuncia contro lo Stato fellone che non offre al cittadino le garanzie che da questi pretende e contro la Politica imbelle che sfugge all&#8217;equità dei sacrifici richiesti agli elettori.</p>
<p><strong>Sindrome di Stoccoloma</strong>. E&#8217; dimostrato: dopo le torture si sviluppa un rapporto di sudditanza e bisogno nei confronti del proprio carnefice;  in questo senso, l&#8217;odio sociale tra cittadini, favorisce lo sviluppo di un rapporto di sudditanza ed acquiescenza acritica nei confronti dell&#8217;entità Stato che, non dimentichiamolo, è un apparato organizzativo che non coincide nè con i propri cittadini, nè con l&#8217;idea di Nazione ed il sentimento di Patria. Infatti, l&#8217;obiettivo enunciato dal direttore generale Befera è di giungere alla &#8217;<strong>Tax Compliance</strong>&#8216; o fedeltà fiscale del contribuente, che sempre più dovrà autoinfliggersi, godendo,  il versamento del 50% dei propri guadagni, salvo poi dover dimostrare la propria innocenza in caso di accertamento in un perfetto meccanismo di inversione dell&#8217;onere della prova. Consideriamo infine che certi uffici periferici dell&#8217;agenzia delle entrate a rischio chiusura per marginalità, devono aumentare per forza il loro &#8216;fatturato&#8217; per salvarsi dal trasferimento di sede e di ruolo degli impiegati.</p>
<p><strong>Il conflitto di interessi</strong>. Moltissimi economisti negano la sostenibilità dell&#8217;applicazione integrale della contrapposizione di interessi tra il prestatore di beni e servizi ed il cittadino acquirente, fino alla facoltà di portare in detrazione/deduzione lo scontrino del caffè. a mio avviso si tratta della vecchia questione tra uovo e gallina, cioè bisognerebbe mettere in moto il meccanismo e portarlo a regime. Tanto più che, l&#8217;esperienza pluriennalmente reiterata delle detrazioni in edilizia su base decennale (36% ristrutturazioni e 55% per risparmio energetico) dimostra che, almeno <strong>sugli atti obbligatoriamente imposti per legge al cittadino da parte dello Stato, si dovrebbe costituire un concreto e consistente interesse per il cittadino a pagare in fattura un 25% (iva+contributo integrativo casse di previdenza) di puro costo calcolato sul compenso professionale pattuito</strong>.</p>
<p><strong>Fenomeni paranormali</strong>. Per un salariato è incomprensibile ed incredibile che il professionista cui egli si rivolge, abbia un reddito magari inferiore al proprio, eppure cari concittadini la massa dei professionisti ha redditi reali tra i 10 ed i 20mila euro annui e ciò, credetemi, è fonte di umiliazione e ragione di frustrazione che viene percepito come un insuccesso personale e professionale, una sorta di semi-fallimento.</p>
<p><strong>L&#8217;ascensore sociale</strong>. Tra i professionisti delle ultime generazioni, segnatamente tra i giovani, diventa difficilissimi acquisire incarichi e costituire un portafoglio clienti tale da assicurare una certa stabilità ed autonomia economica. L&#8217;ascensore sociale non è bloccato automaticamente dalla familiarità/ereditarietà delle carriere professionali ma certo, chi gode del sostegno economico della famiglia, andando ad erodendo il patrimonio accumulato nei decenni &#8217;70 e &#8217;80, riesce a sostenere i pochi incarichi, il differimento dei pagamenti, le spese correnti, le tasse elevate ed il ritardo statale nei rimborsi.</p>
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		<title>Monti, va in Cina!</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 13:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il premier Mario Monti atterrato a Pechino per illustrare i successi delle sue manovre in Patria. Da notizie di agenzia si apprende che milioni di professionisti cinesi attraversano con ogni mezzo la frontiera con la Corea del Nord, per sfuggire ai decreti &#8220;Salva Cina&#8221; e &#8220;Cresci Cina&#8221; per le liberalizzazioni. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_987" class="wp-caption aligncenter" style="width: 797px"><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/mario_monti_e_presidente_cinese_hu_jintao.jpg"><img class="size-full wp-image-987" title="Mario Monti e il presidente cinese Hhu Jintao" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/mario_monti_e_presidente_cinese_hu_jintao.jpg" alt="" width="787" height="832" /></a><p class="wp-caption-text">Monti in Cina per presentare le riforme del suo Governo</p></div>
<p>Il premier Mario Monti atterrato a Pechino per illustrare i successi delle sue manovre in Patria.</p>
<p>Da notizie di agenzia si apprende che milioni di professionisti cinesi attraversano con ogni mezzo la frontiera con la Corea del Nord, per sfuggire ai decreti &#8220;Salva Cina&#8221; e &#8220;Cresci Cina&#8221; per le liberalizzazioni.</p>
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		<title>State li</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 07:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo 18. L&#8217;intempestivo annuncio dell&#8217;esclusione dei dipendenti pubblici dagli effetti del licenziamento per ragioni economiche , ha l&#8217;effetto di far risaltare come una insegna al neon giallo fosforescente, le proposte dell&#8217;Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, formulate su richiesta del Governo ed illustrate il 9 febbraio scorso in Decima Commissione al Senato, nel corso del dibattito sul decreto liberalizzazioni, segue citazione letterale: * APPALTI PUBBLICI. (omissis) . Più in generale per tutti gli appalti pubblici (di servizi, lavori e forniture) l’utilizzo di società pubbliche in house può costituire un freno allo sviluppo della concorrenza. L’utilizzo di società in house per lavori o forniture non appare in alcun modo giustificato e già oggi si pone in parziale contrasto la giurisprudenza interna (cfr., Cons. Stato, VI, 3 aprile 2007 n. 1514 con riferimento ai lavori). Per i servizi, appare necessario limitare l’utilizzo delle società in house a una previa apposita analisi di mercato che evidenzi concreti benefici, accompagnando la norma con un obbligo di ricognizione degli affidamenti in essere. Il fatto di ritenere gli Statali indenni dal tentativo di opporre il Paese alla crisi in barba al principio di equità sociale, coordinato con la pesante ed originale considerazione dell&#8217;AGCM, produce da parte dei liberi professionisti dell&#8217;area tecnica la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo 18. L&#8217;intempestivo annuncio dell&#8217;esclusione dei dipendenti pubblici dagli effetti del licenziamento per ragioni economiche , ha l&#8217;effetto di far risaltare come una insegna al neon giallo fosforescente, le proposte dell&#8217;Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, formulate su richiesta del Governo ed illustrate il 9 febbraio scorso in Decima Commissione al Senato, nel corso del dibattito sul decreto liberalizzazioni, segue citazione letterale:</p>
<blockquote><p><em>* APPALTI PUBBLICI. (omissis)</em> . <em>Più in generale per tutti gli appalti pubblici (di servizi, lavori e forniture) <strong>l’utilizzo di società pubbliche in house può costituire un freno allo sviluppo della concorrenza.</strong></em><br />
<em>L’utilizzo di società in house per lavori o forniture non appare in alcun modo giustificato e già oggi si pone in parziale contrasto la giurisprudenza interna (cfr., Cons. Stato, VI, 3 aprile 2007 n. 1514 con riferimento ai lavori).</em><br />
<em>Per i servizi, appare necessario limitare l’utilizzo delle società in house a una previa apposita analisi di mercato che evidenzi concreti benefici, accompagnando la norma con un obbligo di ricognizione degli affidamenti in essere</em><em>.</em></p></blockquote>
<p><strong>Il fatto di ritenere gli Statali indenni dal tentativo di opporre il Paese alla crisi in barba al principio di equità sociale, coordinato con la pesante ed originale considerazione dell&#8217;AGCM, produce da parte dei liberi professionisti dell&#8217;area tecnica la sconsolata costatazione che, da questa parte di un fossato che s&#8217;allarga, essi vedono permanere la loro più vasta flessibilità strutturale intimamente connessa alla natura del professionalismo, essendo inoltre vittime di una concorrenza salariata, che agisce in regime di tutela sociale e professionale e che svolge prestazioni professionali senza costi organizzativi nè produttivi, in regime di sostanziale dumping anche rispetto alla dinamica degli onorari a ribasso.</strong></p>
<p>Oltre a legittimare questa turbativa del mercato, la colpevole disattenzione nel derogare al principio di EQUITA&#8217;, uno dei tre pilastri su cui Monti dichiarò di voler fondare l&#8217;azione di Governo, aggrava le divisioni in una società italiana già divisa tra un &#8220;noi&#8221; ed un &#8220;voi&#8221; inserendo il virus deflagrante dell&#8217;odio sociale, di cui ho già trattato nell&#8217;articolo &#8216;<a title="odio strategico" href="http://www.professionalismo.it/?p=829" target="_blank">Odio strategico</a>&#8216;.</p>
<p>La consapevolezza di tale gravissimo rischio, non ci esime dal constatare che l&#8217;apparato statale pubblico è una zavorra che, salvo isole felici, appesantisce la dinamica economica già stagnate del nostro Paese.</p>
<p>Dopo &#8216;SALVAITALIA&#8217; (tasse e pensioni a pioggia) e &#8216;CRESCIITALIA&#8217; (liberalizzazioni farlocche), non c&#8217;è ancora alcun segnale sul fronte della azione di <em>SPENDING REVIEW,</em> volta a ridurre le spese strutturali dell&#8217;apparato statale, nè tanto meno, sui tagli della politica (FINANZIAMENTO AI PARTITI, NUMERO, STIPENDI E VITALIZI DEI PARLAMENTARI) che i Presidenti delle Camere hanno avocato a sè coma materia di loro competenza esclusiva.</p>
<p>Questo intacca alla base il principio di EQUITA&#8217; enunciato dal Governo, colpevole anche il Parlamento, in un momento in cui il DEFAULT dell&#8217;Italia non è affatto una ipotesi da considerarsi archiviata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* Bollettino Edizione speciale<br />
<a title="AGCM" href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/documento-antitrust.pdf" target="_blank"> PROPOSTE DI RIFORMA CONCORRENZIALE AI FINI DELLA LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA</a>  Pubblicato sul sito www.agcm.it il 09 gennaio 2012</p>
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		<title>Non siamo Panda: liberalizzateci!</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 13:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Desidero commentare l&#8217;intervento del prof. Gian Paolo Prandstraller, pubblicato oggi 7 marzo, sul blog del Corriere: &#8216;LA NUVOLA DEL LAVORO&#8217; curato da Dario di Vico, con Fabio Savelli e Ivana Pais, che è riportato al piede del commento.</p>
<h3 style="text-align: center;">Commento</h3>
<p>Il prof. Prandstraller è senza dubbio il più antico promotore della centralità del &#8216;capitale cognitivo&#8217; nella società che si va costantemente trasformando e, su questo piano, io aderisco alle sue tesi.</p>
<p>E&#8217; una sua tesi ormai storica, anche la necessità di condensare in un organismo unitario di rappresentanza, tutte le componenti diverse per natura e compiti, che il mondo delle professioni esprime.</p>
<p>Nel merito del suo intervento, eccepisco da un lato che il modello di rappresentanza da lui illustrato come duale (confindustria/sindacati) è superato dalla realtà dei numeri costruiti intorno alle relazioni &#8216;industriali&#8217; tra associazioni dei liberi professionisti (confprofessioni, confedertecnica e cipa) e sindacati di categoria dei dipendenti degli studi (fisascat, filcams, uiltucs). con 250.000 adesioni ad esempio a Cadiprof  e 90.000 ad Ebipro.</p>
<p>In secondo luogo, non condivido affatto la fiducia nella volontà rinnovatrice e nella capacità di governance unitaria da parte degli ordini e dei loro coordinamenti spontanei tra presidenti di consigli, Cup e Pat (tra l&#8217;altro frutto essi stessi di una rottura).</p>
<p>A mio parere informato, quale libero professionista da oltre un quarto di secolo, gli ordini sono portatori di un istinto inalienabile di autoconservazione del potere, senza possibilità di supportare in alcun modo i liberi professionisti chiamati come sono a tutelare al contrario la &#8216;fede pubblica&#8217;; gli ordini hanno posto il veto ad ogni tentativo di riforma delle professioni presentato nell&#8217;ultimo 15ennio, trovando nel colap un formidabile contraltare conservatore; questi ordini non sono in grado di percepire, interpretare e guidare il processo di terziarizzazione dell&#8217;economia; questi ordini, sono estranei al mercato de-regolato, entro cui i liberi professionisti operano da almeno un decennio non solo perchè vittime di un complotto pluto-giudaico-massonico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">_________________</p>
<blockquote>
<h2><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/nuvola_20111201.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-961" title="nuvola_20111201" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/nuvola_20111201-300x63.jpg" alt="" width="300" height="63" /></a><br />
MAR 07<br />
<a href="http://nuvola.corriere.it/2012/03/07/lopinione-di-prandstraller-cosa-ci-lascia-il-professional-day/" target="_blank">L’opinione di Prandstraller: Cosa ci lascia il professional day</a></h2>
<p><em><strong>di Gian Paolo Prandstraller</strong></em></p>
<p>Il “professional day” ( I marzo 2012 ) – insieme con l’approvazione da parte del Senato d’un decreto sulle liberalizzazioni emendato e corretto in seguito alle istanze dei professionisti – è evento che richiede una riflessione approfondita. <strong>È più che comprensibile che il mondo professionale sia soddisfatto per i risultati parziali raggiunti</strong> – ed è auspicabile che il I marzo 2012 dia l’avvio a un rapporto diverso tra i professionisti e la società italiana.</p>
<p>Ritengo che, in primo luogo, il governo Monti (in sostanziale sintonia con i 2,3 milioni di professionisti italiani) si sia reso conto che le professioni sono ormai parte fondamentale (e ineludibile) <strong>d’ogni economia basata sulla conoscenza, d’ogni capitalismo “cognitivo”, d’ogni sistema produttivo</strong>in cui i prodotti siano conseguenza diretta della simbiosi tra industria e tecnologia.</p>
<p>Anche in Italia il modello scientifico-tecnologico di sviluppo, dopo tante perplessità, sembra ormai accettato; <strong>vi è consapevolezza dei sacrifici e dell’impegno che esso comporta</strong>, ma anche della necessità di tradurlo in atto senza indugio.</p>
<p>Il lavoro essenziale diventa quello compiuto da ingegneri, <strong>biologi, chimici, architetti, economisti, insegnanti, tecnici e ricercatori, psicologi, medici, farmacisti, veterinari, consulenti, giornalisti e dalle persone che vogliono a tutti i costi professionalizzarsi</strong>. Tali forze sono elementi centrali del sistema, la loro operatività è necessaria, la loro formazione indifferibile.</p>
<p>La priorità del lavoro professionale ha dirette conseguenze sull’assetto generale della rappresentanza. <strong>L’attuale forma di rappresentanza basata su due sole forze sociali (Confindustria e Sindacati dei lavoratori dipendenti)</strong>deve subire una correzione radicale.</p>
<p>Sarà possibile anche per le forze intermedie (in gran parte professionali)<strong>esprimere i propri orientamenti sulle grandi questioni economiche e sociali della società italiana</strong>, facendo flettere l’attuale sistema di corporativismo duale sul quale si fonda tuttora la rappresentanza in Italia.</p>
<p>Il “professional day” ha un significato che trascende la protesta e l’orgoglio professionale, rispetto allo Stato e alle grandi forze economiche e sindacali. <strong>È dimostrazione palpabile di quanto fosse giusta la strategia unionistica adottata fin dagli anni ’90 dagli Ordini e Collegi</strong>, dalle Associazioni dei Professionisti, dalle Casse di Previdenza e Assistenza.</p>
<p>Attraverso un processo che ha portato alla creazione dei CUP (Coordinamenti Unitari delle Professioni) – ora integrato con altre entità associative, come la Lega delle Cooperative di Professionisti,<strong> il PAT (Professioni Area Tecnica) e presto, speriamo, dalle associazioni di Società Professionali da istituzioni cioè che siano in grado di affrontare</strong>, pur con forte attenzione per l’autonomia individuale dei professionisti, il bisogno di trasformare l’universo professionale in una forza sociale unitaria.</p>
<p>Si tratta d’un movimento di “strutturazione” delle professioni che corrisponde a un’esigenza precisa del nostro tempo <strong>perché può dare al grande assetto professionale la possibilità di trattare da pari a pari con Confindustria</strong>, Amministrazioni pubbliche, Ministeri, Università, Regioni, Comuni.</p>
<p>A molti avversari delle professioni questa prospettiva non piace. Sostengo invece che il rafforzamento strutturale dei professionisti è uno dei più interessanti fenomeni del nostro tempo. <strong>Quando sarà in fase più avanzata, consentirà di dare il giusto rilievo anche in Italia alle molte problematiche del lavoro intellettuale attualmente dimenticate</strong>, che potranno essere portate in televisione e in tutti i grandi media; in modo che il paese capisca che l’auspicato sviluppo dipende dai servizi professionali non meno che dalle imprese industriali.</p>
<p>Questo stesso secolo vedrà uno sviluppo enorme di tecnologie che saranno ideate e create in gran parte da professionisti.  <strong>È di grande interesse ciò che scrive Michio Kaku nel suo Fisica del Futuro, 2011: la storia la scrivono gli ottimisti non i pessimisti, e il futuro apparterrà a coloro che sapranno creare nuove tecnologie</strong> e nuove forme di organizzazione sociale: in definitiva ai professionisti che coltiveranno i saperi attraverso i quali tale progetto può essere realizzato.</p>
<p>Leggo l’articolo di Isidoro Trovato su il Corriere della Sera del 02.03.2012, “I fondi delle Casse di Previdenza per far decollare le grandi opere”. Andrea Camporese, presidente dell’ADEPP (Associazione delle Casse dei Professionisti) dichiara: “<strong>Le Casse private (dei professionisti) sono pronte a mettere sul tavolo una parte del loro patrimonio per finanziare il rilancio del Paese. </strong>Noi mettiamo sul tavolo un bel gruzzolo, composto dai nostri fondi, per la realizzazione di qualche opera pubblica. Siamo convinti che le infrastrutture siano il volano dell’impresa di questo Paese e vogliamo contribuire”.</p>
<p>Precisa che: “la realizzazione dell’autostrada Pedemontana potrebbe andar bene ai professionisti come obiettivo dell’offerta”.  <strong>Osservo: l’iniziativa è meritoria e intelligente, ma perché non indirizzarla a favore di qualche entità più consona ai valori che le professioni esprimono</strong>, per esempio: l’università?</p>
<p>Molti hanno capito che in Italia bisogna creare una o alcune “superuniversità” – o grandi università – <strong>cioè sedi universitarie di primo piano, in grado sia di formare i professionisti, sia di fare ricerca, di interagire col territorio</strong>, chiamare a insegnare da noi docenti di altri paesi, stabilire legami con centri di ricerca di tutto il mondo, comunicare nelle lingue più importanti, incluse quelle orientali.</p>
<p>Questo tipo d’università – per poter essere realizzata – <strong>richiede finanziamenti cospicui, elargizioni continue, introiti derivanti dalle prestazioni effettuate.</strong> Per questo non è pensabile averne molte, ma solo alcune di livello veramente superiore.</p>
<p>Sarebbe bello sentire che le professioni italiane nel loro processo di ristrutturazione fossero disposte a fare il primo passo in favore della superuniversità in Italia, <strong>affinché una o due o tre università italiane siano collocate in buona posizione nello World University Ranking.</strong> Se l’ADEPP ponesse quest’impresa tra i propri scopi, quali meriti acquisirebbe l’intero universo professionale italiano?</p>
<p>prandstraller@tin.it</p></blockquote>
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		<title>il Governo dei Poeti</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 07:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fase uno &#8216;SALVAITALIA&#8217;: tasse, pensioni, lacrime e sangue; fase due &#8216;CRESCIITALIA&#8217;: liberalizzazioni al gelsomino svuotate alle Camere. Viste le premesse, per la indispensabile fase tre &#8216;TAGLIO DEI COSTI DELLA POLITICA&#8217;, più che un governo di tecnici servirà il governo dei poeti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fase uno &#8216;SALVAITALIA&#8217;: tasse, pensioni, lacrime e sangue; fase due &#8216;CRESCIITALIA&#8217;: liberalizzazioni al gelsomino svuotate alle Camere.</p>
<p>Viste le premesse, per la indispensabile fase tre &#8216;TAGLIO DEI COSTI DELLA POLITICA&#8217;, più che un governo di tecnici servirà il governo dei poeti.</p>
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		<title>La proprietà in-transitiva</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 17:03:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cup, pat ed adepp, promotori del &#8216;professional day&#8217; del primo marzo scorso, hanno fondato la manifestazione su di una equazione lineare: i professionisti coincidono con gli ordini presso i quali sono obbligatoriamente iscritti; dunque, se gli ordini sono una casta, i professionisti sono dei privilegiati che godono di rendite parassitarie. La tesi ordinistica ha preso forma nel pamphlet di Rosario De Luca Professionisti, privilegiati e parassiti. La grande mistificazione, allegato al quotidiano Italia Oggi. Ecco la scheda di presentazione del fascicolo: In 100 pagine dense e appassionate, il responsabile dell&#8217;istituto di formazione del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, risponde colpo su colpo alla valanga di fango che si sta abbattendo sui professionisti e che si sta traducendo da qualche mese in uno stillicidio di norme a senso unico, tutte volte ad espropriare gli ordini delle loro competenze e peculiarità. Come se fossero i notai o i commercialisti il problema principale dell&#8217;Italia, e non invece il blocco di potere sindacal-confindustriale, che negli ultimi decenni è il principale responsabile dell&#8217;aumento esponenziale del debito pubblico e dell&#8217;incancrenirsi della situazione economica. &#160; Per quanto mi riguarda, ritengo che questa impostazione sia, nella migliore delle ipotesi, una forzatura; nel peggiore dei casi si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cup, pat ed adepp, promotori del &#8216;professional day&#8217; del primo marzo scorso, hanno fondato la manifestazione su di una equazione lineare: i professionisti coincidono con gli ordini presso i quali sono obbligatoriamente iscritti; dunque, se gli ordini sono una casta, i professionisti sono dei privilegiati che godono di rendite parassitarie.</p>
<p>La tesi ordinistica ha preso forma nel pamphlet di Rosario De Luca <a href="http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201202291059444139&amp;chkAgenzie=ITALIAOGGI&amp;titolo=Professionisti,%20privilegiati%20e%20parassiti.%20La%20grande%20mistificazione" target="_blank">Professionisti, privilegiati e parassiti. La grande mistificazione</a>, allegato al quotidiano Italia Oggi.</p>
<p><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/italia-oggi-professional-day1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-937" title="italia oggi professional day" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/italia-oggi-professional-day1-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a></p>
<p>Ecco la scheda di presentazione del fascicolo:</p>
<blockquote><p><em>In 100 pagine dense e appassionate, il responsabile dell&#8217;istituto di formazione del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, risponde colpo su colpo alla valanga di fango che si sta abbattendo sui professionisti e che si sta traducendo da qualche mese in uno stillicidio di norme a senso unico, <strong>tutte volte ad espropriare gli ordini delle loro competenze e peculiarità</strong>. <strong>Come se fossero i notai o i commercialisti il problema principale</strong> dell&#8217;Italia, e non invece il blocco di potere sindacal-confindustriale, che negli ultimi decenni è il principale responsabile dell&#8217;aumento esponenziale del debito pubblico e dell&#8217;incancrenirsi della situazione economica.</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto mi riguarda, ritengo che questa impostazione sia, nella migliore delle ipotesi, una forzatura; nel peggiore dei casi si tratta invece  di un&#8217;operazione mistificazione e travisamento: indurre psicosi da accerchiamento nei professionisti per serrare i ranghi attorno alle proprie istituzioni che, non dimentichiamo, sono emanazione del Ministero di Giustizia.</p>
<p style="text-align: center;">_______________</p>
<p>Diamo allora voce anche alla tesi contrapposta:</p>
<h2 style="text-align: center;">gli ordini sono una casta, un luogo di potere,</h2>
<h2 style="text-align: center;">ordini e professionisti non sono la stessa cosa,</h2>
<h2 style="text-align: center;">non vige la proprietà transitiva che trasferisce sui professionisti i difetti degli ordini</h2>
<div>
<p><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/il-cappio1.jpg"><img class="size-medium wp-image-938 alignleft" title="il cappio" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/il-cappio1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<blockquote><p> &#8221;<em>Attraverso gli ordini, la politica controlla una fetta dell’economia</em>&#8220;. E’ questa la tesi intorno a cui ruota &#8216;Il Cappio&#8217;,  secondo la cui presentazione, &#8216;<em>Gli Ordini professionali sono una delle tante caste che convivono in Italia strozzando l&#8217;economia, ostacolando la nascita di un vero mercato, obbedendo alla logica della <strong>auto</strong></em><em><strong>conservazione</strong>. Si tratta di strutture che nessun Governo di centro, di sinistra o di destra ha l&#8217;interesse o la forza di mettere in discussione. Queste corporazioni sono gabbie, oltre che inutili, dannose per l&#8217;economia e per gli stessi professionisti che dovrebbero, per primi, pretenderne la demolizione per evitare che il mercato e le esigenze inevitabili dettate dalle regole europee, distruggano inesorabilmente, prima o poi, quel che resta di un sistema incapace di misurarsi con i processi della globalizzazione. Delle camicie di forza dunque, dannose per i giovani, per la bilancia dei pagamenti, per la competitività delle imprese e per i cittadini, metafora delle strutturali inefficienze del Paese</em>.&#8217;</p></blockquote>
<p>Se qualcuno può dubitare, per pregiudizio di parte, della onestà intellettuale delle tesi contenute nel saggio appena citato: <a href="http://www.periodicopunto.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=759:qil-cappio-perche-gli-ordini-professionali-soffocano-leconomia-italianaq-rubbettino-editore&amp;catid=38:libri&amp;Itemid=57" target="_blank">Il cappio. Perché gli ordini professionali soffocano l&#8217;economia italiana</a>, a causa dello schieramento dell&#8217;autore <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Tuiuzu2V3hk" target="_blank">Riccardo Cappello</a>, Avvocato e presidente dell&#8217;<strong>Agiconsul</strong> &#8211; Associazione Giuristi e Consulenti Legali aderente a Confindustria (con ciò confondendo causa ed effetto), potrà trovare conferme nel volume : &#8217;<strong><a href="http://www.cadoinpiedi.it/2011/12/15/ordini_i_veri_intoccabili.html" target="_blank">ORDINI, I VERI INTOCCABILI</a></strong>&#8216; del giornalista Franco Stefanoni, pubblicato nel 2011 per Chiarelettere.</p>
<p><a href="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/I-VERI-INTOCCABILI_cover1.jpg"><img class="wp-image-923 alignright" title="I VERI INTOCCABILI_cover" src="http://www.professionalismo.it/wp-content/uploads/2012/03/I-VERI-INTOCCABILI_cover1-692x1024.jpg" alt="" width="277" height="409" /></a></p>
<p>Ecco in sintesi il ragionamento proposto da Stafanoni, tratto da un&#8217;intervista pubblicata dal LAVOCE.INFO</p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.lavoce.info/articoli/-libri/pagina1002701.html" target="_blank">IL FORZIERE DEGLI ORDINI</a></h2>
<p style="text-align: center;">di Franco Stefanoni 01.12.2011</p>
<p>Quello degli ordini professionali è un mondo chiuso, con enti previdenziali propri e un patrimonio di circa 50 miliardi di euro investiti in beni immobili e titoli finanziari. Una macchina del privilegio, che dovrebbe difendere il cittadino-consumatore e invece protegge solo se stessa, tramandandosi il potere in maniera quasi ereditaria. Insomma, &#8220;I veri intoccabili&#8221; sono loro, sostiene Franco Stefanoni nel suo ultimo libro, edito da Chiarelettere. Ne proponiamo qui un estratto del capitolo che racconta come vengono decise e spese le quote annue versate dagli iscritti.</p>
<p>In che modo gli ordini professionali si procacciano i quattrini? Funziona così: ciascun consiglio locale decide la quota annua che ogni proprio iscritto deve pagare per sostenere l’attività ordinistica sul territorio.</p>
<p>QUOTE: UN BOTTINO RICCO</p>
<p>Per esempio: nel 2009 il consiglio dell’ordine degli architetti di Roma chiede ai propri iscritti 205 euro, quello dei commercialisti di Bologna 550, gli psicologi dell’Emilia Romagna ne devono versare 165, gli ingegneri di Palermo 100. Ognuno fa per sé in base al numero di appartenenti all’albo e ai servizi offerti, talvolta proponendo sconti ai colleghi con pochi anni di iscrizione o con scarso reddito. In linea di massima, gli ordini più piccoli chiedono quote più onerose rispetto ai grandi, per il fatto che alcuni costi fissi si spalmano su meno immatricolati.<br />
In totale, grazie alle quote pagate da due milioni di iscritti agli albi, si può stimare un volume annuo di entrate complessive non inferiore ai 500-600 milioni. Oltre che con le quote annuali, a livello locale le finanze sono rimpinguate da altre voci. La normativa generale prevede che il consiglio possa stabilire anche altre tasse e contributi, entro i limiti strettamente necessari a coprire le spese dell’ordine. Ogni sede, per esempio, può fissare i prezzi per rilasciare pareri riguardo la liquidazione degli onorari, nei casi in cui le parcelle siano oggetto di discordia e contestazione tra un professionista iscritto all’albo e il suo cliente. Il caso classico è l’onorario ritenuto troppo alto: il cliente non intende pagare. A richiesta, l’ordine interviene come arbitro e riformula o conferma il valore della prestazione, che va poi liquidato. Per alcune categorie, come architetti e ingegneri, l’eliminazione delle tariffe minime introdotta nel 2006 dal decreto Bersani ha reso inutile il ricorso ai pareri sulla liquidazione delle parcelle, con conseguenze drastiche per le finanze degli ordini: i minori introiti hanno superato il 50 per cento delle entrate complessive.<br />
I contributi raccolti con le quote annuali restano la maggiore fonte di entrata degli ordini locali: nel 2009 sono 3,2 milioni per gli architetti di Roma, 2,3 milioni per i medici di Milano, 1,3 milioni per i commercialisti di Bologna. Una parte viene stornata al proprio consiglio nazionale a supporto dell’azione politica e strategica di categoria. Le cifre sono variabili: da 25 euro per gli ingegneri a 52 per gli avvocati cassazionisti, fino a 180 per i commercialisti. Moltiplicando la singola quota per il numero complessivo di iscritti a un albo si ottiene la principale voce di entrata per i bilanci dei consigli nazionali. Non tutti pagano: ogni ordine locale registra una qualche morosità da parte di colleghi.</p>
<p>SPESE PAZZE AI VERTICI</p>
<p>Il flusso di denaro che dagli iscritti si riversa nelle casse degli ordini nazionali alimenta una giungla di piccole e grandi spese, di contributi e finanziamenti, celata dentro bilanci non sempre trasparenti, talvolta addirittura incomprensibili, raramente pubblicati sui siti internet ufficiali, sottoposti a scarsi controlli indipendenti e ad approvazioni solo formali. Spulciando tra le risorse su cui si basa l’intera struttura ordinistica saltano fuori costi dai curiosi connotati e qualche volta fuori misura: auto blu e compensi per presidenti e consiglieri, in certi casi non irrilevanti; sedi di prestigio e dispendiosi congressi nazionali.<br />
Figurano inoltre i costi per la formazione, che può essere affidata a fondazioni con vita autonoma e dunque fuori bilancio.<br />
Nel 2009 il consiglio nazionale del notariato ha speso 13 milioni in costi generali, di cui poco meno di un sesto destinato a retribuire i 37 dipendenti distribuiti su 2450 metri quadrati della sede romana di via Flaminia, zona villa Borghese, di proprietà della cassa previdenziale di categoria, il cui affitto è di 28mila euro mensili. Il presidente può raggiungerla con l’auto blu, noleggiata di volta in volta. Tra le altre voci di spesa figurano l’ufficio studi, le commissioni di lavoro, le consulenze e le scuole di notariato.<br />
A non molta distanza, in via del Governo vecchio, dalle parti di piazza Navona, nella sala personale adornata di mosaici, marmi, delicato parquet e un’antica cripta con dipinto interno, il presidente del consiglio nazionale forense sa invece che può contare su due berline d’ordinanza con autista. Ma questo costo, come una parte di quello per il personale, è a carico del ministero della Giustizia e non grava sul bilancio. Le spese correnti del vertice degli avvocati ammontano a 5,3 milioni. I cinque dipendenti diretti del consiglio costano in tutto 420mila euro, e 500mila i collaboratori, mentre ammontano a 750mila euro le spese di funzionamento degli uffici, 450mila servono invece a finanziare manifestazioni ufficiali, 300mila a organizzare convegni, altri 900mila a far funzionare tre fondazioni (scuola dell’avvocatura, promozione immagine e attività informatica). Il consiglio nazionale degli ingegneri, invece, ha una sede di 800 metri quadrati in via IV Novembre, vicino a piazza Venezia a Roma, che costa 490mila euro all’anno solo di affitto. Tra gestione degli uffici, finanziamento del centro studi, pubblicazioni di riviste, promozione e immagine, il totale delle spese correnti del gotha di categoria ammonta a 5,5 milioni di euro.<br />
Anche gli ordini locali non sono da meno. Quello degli architetti di Roma, la cui sede (affittata al prezzo politico di 2.300 euro mensili) è situata in un edificio monumentale di 2.500 metri quadrati all’interno del giardino che ospita l’ex Acquario romano, spende ogni anno 3,5 milioni, che se ne vanno in gran parte per far funzionare gli uffici, provvedere ai servizi informativi e alle spese di tutela professionale: 700mila euro spalmati su consulenze, tirocini, formazione e promozione. E poi ci sono i compensi ai consiglieri, che rappresentano una voce a parte.</p>
<p>SENZA CONTROLLO</p>
<p>Il controllo dei bilanci è un affare che gli ordini gestiscono in proprio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Il compito è affidato ai revisori interni, che possono controfirmarli o contestarli con apposite relazioni. Ma i pareri negativi sono rari. D’altra parte i revisori sono eletti dagli iscritti. Gli stati patrimoniali (debiti e crediti) e i conti economici (costi e ricavi) dei consigli territoriali non vengono in genere consegnati ai vertici nazionali, i quali, a loro volta, non sono obbligati a comunicare i loro dati agli ordini locali, né ai ministeri competenti. La Corte dei conti può sottoporre a verifica i bilanci degli ordini nazionali, mentre quelli territoriali non dovrebbero esserne toccati, anche se la materia è discussa.<br />
I bilanci locali devono essere presentati all’assemblea degli iscritti per l’approvazione, ma è infrequente che il voto si traduca in una bocciatura, anche perché gli iscritti in genere disertano l’appuntamento. In seconda convocazione non è previsto un quorum e molto spesso l’assemblea approva con un numero irrisorio di alzate di mano, e i pochi presenti non di rado sono gli stessi membri del consiglio. Ancora meno vincoli sono previsti a livello nazionale: i bilanci sono approvati senza passare dal voto degli iscritti agli albi, anche se in certi casi i conti vengono comunicati per conoscenza alle assemblee dei presidenti degli ordini locali. A cose fatte viene formulata una comunicazione ufficiale che pochi iscritti si prendono la briga di analizzare.<br />
Nonostante siano atti pubblici, non tutti i bilanci vengono resi noti. Nel 2007 Antonio Cimmino, ex presidente del collegio dei periti agrari di Napoli, dopo aver chiesto senza fortuna al proprio consiglio nazionale i conti relativi agli anni 2002, 2004 e 2005, deve ricorrere al Tar del Lazio. Che gli dà ragione, condannando il vertice di categoria a esibire stato patrimoniale e conto economico, oltre che a pagare 1250 euro di spese.<br />
In altri casi emergono contestazioni sulle modalità di voto, che talvolta viene ripetuto a distanza di tempo per lo stesso bilancio, al fine di rimediare a una precedente bocciatura. Nella primavera 2011 accade per esempio all’ordine degli architetti di Milano, e il fatto viene denunciato alla Corte dei conti.<br />
Nella distrazione generale sono i presidenti e i consiglieri a decidere quanto raccogliere e come spendere e investire i quattrini a disposizione della categoria. Ogni vertice locale e nazionale indirizza il denaro incassato come meglio crede: formazione, comunicazione e immagine, organizzazione di convegni, congressi, centri studi e ricerche, pubblicazione di riviste, siti internet, missioni all’estero, convenzioni con società di servizi finanziari o turistici (sconti su alberghi o su voli aerei), gestione e assunzione di personale (con bandi pubblici), polizze assicurative, commemorazioni, consulenze tecniche e assistenza fiscale, sportelli per praticanti. Tutto ciò sulla scorta di quanto si riesce a incassare con le quote degli iscritti. Alla fine dalla somma algebrica di entrate e uscite deriva un avanzo o disavanzo di esercizio, portato in eredità all’anno successivo.<br />
Il diverso utilizzo dei quattrini contribuisce a creare consenso elettorale.</p>
</div>
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