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	<title>Commenti per Professionalismo</title>
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	<description>Nodi ed opportunità del Libero Professionista nel mercato dei Servizi della Conoscenza in Italia</description>
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		<title>Commenti su State li di Cri</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=968#comment-12</link>
		<dc:creator>Cri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 05:57:30 +0000</pubDate>
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		<description>leggo questo articolo pubblicato da Carlo Mochi Sismondi
e inserirsco il link per completezza di informazione su quanto fino ad ora detto. 
Articolo 18 per gli statali: tanta confusione a chi giova?
http://saperi.forumpa.it/story/65544/articolo-18-gli-statali-tanta-confusione-chi-giova?utm_source=FORUMPANET&amp;utm_medium=2012-03-27</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>leggo questo articolo pubblicato da Carlo Mochi Sismondi<br />
e inserirsco il link per completezza di informazione su quanto fino ad ora detto.<br />
Articolo 18 per gli statali: tanta confusione a chi giova?<br />
<a href="http://saperi.forumpa.it/story/65544/articolo-18-gli-statali-tanta-confusione-chi-giova?utm_source=FORUMPANET&#038;utm_medium=2012-03-27" rel="nofollow">http://saperi.forumpa.it/story/65544/articolo-18-gli-statali-tanta-confusione-chi-giova?utm_source=FORUMPANET&#038;utm_medium=2012-03-27</a></p>
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		<title>Commenti su State li di Cri</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=968#comment-11</link>
		<dc:creator>Cri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 19:54:44 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo assolutamente con quanto asserito da Michele Angelo Privera. Per quanto mi riguarda, da funzionario pubblico sono sconcertata da quanto si potrebbe fare e quanto non è permesso, ma quello che mi preme sottolineare è che la maggior parte delle volte questo non è permesso dalla &quot;politica&quot;. Forse non tutti sanno che gli organi politici deliberano il PEG Piano Economico di Gestione a margine dei Bilanci di Previsione. Con questi strumenti i dirigenti, funzionari, direttivi o meramente esecutivi, devono attuare gli indirizzi politici. Questi indirizzi a volte si limitano all&#039;applicazione pedissequa delle leggi, altre volte definiscono veri e propri progetti che l&#039;apparato amministrativo DEVE raggiungere. Non sempre il politico è così lungimirante da confrontarsi con l&#039;apparato amministrativo, non sempre il politico si preoccupa di verificare se quanto &quot;ordina&quot; di realizzare sia confacente alla realtà territoriale o se determini delle ricadute positive. Questo è il vero spreco di risorse...progetti...progetti e ancora progetti spesso non pianificati in modo coordinato con tutti gli assessorati e / o tutti i servizi e / o le altre realtà istituzionali del territorio. Il massimo dello spreco ...quando assessorati diversi di uno stesso &quot;ente&quot;...propongono progetti a dir poco simili ...se non uguali...Credetemi....a volte è veramente umiliante, assolutamente non professionale e spesso frustrante cercare di realizzare le loro fantasie. Premesso questo è vero che ...come in tutte le grandi famiglie...ci siano le mele marce...ma è assolutamente vero che gli sturmenti per estirparle ci sono sempre stati e ci sono anche oggi. Da pubblico funzionario ringrazio chi mi paga che, per ora, mi assicura un più che modesto stipendio (20 anni di esperienza e due lauree 1750 euro al mese) ma allo stesso tempo ho l&#039;impressione che un rullo compressore cerchi ogni giorno di rullarmi il cervello per impedirmi di farlo funzionare. Da donna pensante, non più giovane, se potessi reinvestirmi per essere più utile e avere maggiori soddisfazioni, lo farei (... e ancora non ho perso le speranze) ma allo stesso tempo...cerco ogni giorno di tipicizzare il servizio che rendo con quanto mi è possibile perchè lo considero un Servizio, con la S maiuscola, sia come utente, che come dipendente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo assolutamente con quanto asserito da Michele Angelo Privera. Per quanto mi riguarda, da funzionario pubblico sono sconcertata da quanto si potrebbe fare e quanto non è permesso, ma quello che mi preme sottolineare è che la maggior parte delle volte questo non è permesso dalla &#8220;politica&#8221;. Forse non tutti sanno che gli organi politici deliberano il PEG Piano Economico di Gestione a margine dei Bilanci di Previsione. Con questi strumenti i dirigenti, funzionari, direttivi o meramente esecutivi, devono attuare gli indirizzi politici. Questi indirizzi a volte si limitano all&#8217;applicazione pedissequa delle leggi, altre volte definiscono veri e propri progetti che l&#8217;apparato amministrativo DEVE raggiungere. Non sempre il politico è così lungimirante da confrontarsi con l&#8217;apparato amministrativo, non sempre il politico si preoccupa di verificare se quanto &#8220;ordina&#8221; di realizzare sia confacente alla realtà territoriale o se determini delle ricadute positive. Questo è il vero spreco di risorse&#8230;progetti&#8230;progetti e ancora progetti spesso non pianificati in modo coordinato con tutti gli assessorati e / o tutti i servizi e / o le altre realtà istituzionali del territorio. Il massimo dello spreco &#8230;quando assessorati diversi di uno stesso &#8220;ente&#8221;&#8230;propongono progetti a dir poco simili &#8230;se non uguali&#8230;Credetemi&#8230;.a volte è veramente umiliante, assolutamente non professionale e spesso frustrante cercare di realizzare le loro fantasie. Premesso questo è vero che &#8230;come in tutte le grandi famiglie&#8230;ci siano le mele marce&#8230;ma è assolutamente vero che gli sturmenti per estirparle ci sono sempre stati e ci sono anche oggi. Da pubblico funzionario ringrazio chi mi paga che, per ora, mi assicura un più che modesto stipendio (20 anni di esperienza e due lauree 1750 euro al mese) ma allo stesso tempo ho l&#8217;impressione che un rullo compressore cerchi ogni giorno di rullarmi il cervello per impedirmi di farlo funzionare. Da donna pensante, non più giovane, se potessi reinvestirmi per essere più utile e avere maggiori soddisfazioni, lo farei (&#8230; e ancora non ho perso le speranze) ma allo stesso tempo&#8230;cerco ogni giorno di tipicizzare il servizio che rendo con quanto mi è possibile perchè lo considero un Servizio, con la S maiuscola, sia come utente, che come dipendente.</p>
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		<title>Commenti su State li di Michele Angelo Privitera</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=968#comment-10</link>
		<dc:creator>Michele Angelo Privitera</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 09:29:54 +0000</pubDate>
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		<description>Chi fa seriamente il proprio lavoro come funzionario pubblico, avrebbe  da lamentarsi tanto quanto l&#039;utenza della presenza di personale-zavorra. Lo schieramento dei professionisti, secondo me, è trasversale tra il settore pubblico ed il privato. Però, da utente, grido allo spreco quando vedo 3 uscieri contemporaneamente presenti nella guardiola di un Genio Civile: in 3 ci costano ottomila euro al mese per produrre zero. Innanzi tutto bisogna occuparsi di questo tipo di situazioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chi fa seriamente il proprio lavoro come funzionario pubblico, avrebbe  da lamentarsi tanto quanto l&#8217;utenza della presenza di personale-zavorra. Lo schieramento dei professionisti, secondo me, è trasversale tra il settore pubblico ed il privato. Però, da utente, grido allo spreco quando vedo 3 uscieri contemporaneamente presenti nella guardiola di un Genio Civile: in 3 ci costano ottomila euro al mese per produrre zero. Innanzi tutto bisogna occuparsi di questo tipo di situazioni.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su State li di Cri</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=968#comment-8</link>
		<dc:creator>Cri</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 08:09:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.professionalismo.it/?p=968#comment-8</guid>
		<description>Buon giorno, da funzionaria pubblica, plurilaureata, ovviamente felice del posto fisso ma allo stesso tempo sconsolata per la qualità del proprio lavoro e sconsolata per i continui e ripetuti attacchi verso i pubblico impiego mi preme di lasciare traccia su questo &quot;foglio&quot; del mio pensiero che ai molti potrebbe sembrare impopolare, ma per quanto mi riguarda, dovuto, sincero e onesto.
La battaglia continua fra il &quot;noi&quot; e il &quot;voi&quot; non conduce ad altra forma di vittoria se non quella fra due poveri contendenti vittime entrambi di un sistema NON EQU0.
Io non combatto per far si che il settore privato abbia minori condizioni del settore pubblico, entrambi i settori - pubblico e privato, secondo me, dovrebbero rivendicare insieme pari opportunità e pari dignità professionali, economiche e sociali.
In poche parole, io non approvo le modifiche dell&#039;articolo 18 per il settore pubblico così come non le approvo per il settore privato se queste presuppongono una &quot;mobilità sociale&quot; celata da principi più o meno condivisibili che invece induce al feudalesimo del lavoratore schiavo di un padre padrone. Io non faccio differenza tra pubblico e privato in questo...io temo che il &quot;datore di lavoro&quot; domani possa dire....prendi....1000 euro...bene...da domani il tuo stipendio sarà di cinquecento euro...non ti va bene...allora sei licenziato...QUESTO TEMO e lo temo sia per il pubblico che per il privato.
Inoltre a quanti continuano a denigrare il settore privato, concordando non solo da dipendente, ma da cittadina, contro inutili sprechi e depracando quanti non si impegnano nel loro lavoro, mi permetto di dire che gli strumenti per licenziare i &quot;fannulloni&quot; ci sono, e non da oggi, ma vi siete mai chiesti perchè spesso non vengono applicati?.... Io si. Signori il potere discrezionale politico spesso fa il bello e il cattivo tempo. Troppo spesso il mio, il nostro ruolo, è quello di RENDERE LEGALI LE FANTASIE DEL POLITICO DI TURNO, ma chi credete faccia le SCELTE che devono essere attuate dai funzionari pubblici!!!. Io ...come moltri altri colleghi....siamo imprigionati in strutture pubbliche MAL GOVERNATE spesso che ci impediscono di esprimere la nostra professionalità...e NON POSSIAMO FARE NULLA perchè il potere discrezionale politico è così alto da poter determinare il nostro percorso professionale. Sappiate che anche in assenza di modifiche per l&#039;articolo 18 attualmente un Presidente o Sindaco può gia&#039; incidere notevolmente sul nostro trattamento economico, comprese le ipotesi di licenziamento. Da cittadina io difendo il settore pubblico perchè ne ho bisogno...non tutto può essere PROFITTO. Certo DEVE FUNZIONARE ma non è con una contrapposizione continua fra pubblico e privato che il problema si risolve.
Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buon giorno, da funzionaria pubblica, plurilaureata, ovviamente felice del posto fisso ma allo stesso tempo sconsolata per la qualità del proprio lavoro e sconsolata per i continui e ripetuti attacchi verso i pubblico impiego mi preme di lasciare traccia su questo &#8220;foglio&#8221; del mio pensiero che ai molti potrebbe sembrare impopolare, ma per quanto mi riguarda, dovuto, sincero e onesto.<br />
La battaglia continua fra il &#8220;noi&#8221; e il &#8220;voi&#8221; non conduce ad altra forma di vittoria se non quella fra due poveri contendenti vittime entrambi di un sistema NON EQU0.<br />
Io non combatto per far si che il settore privato abbia minori condizioni del settore pubblico, entrambi i settori &#8211; pubblico e privato, secondo me, dovrebbero rivendicare insieme pari opportunità e pari dignità professionali, economiche e sociali.<br />
In poche parole, io non approvo le modifiche dell&#8217;articolo 18 per il settore pubblico così come non le approvo per il settore privato se queste presuppongono una &#8220;mobilità sociale&#8221; celata da principi più o meno condivisibili che invece induce al feudalesimo del lavoratore schiavo di un padre padrone. Io non faccio differenza tra pubblico e privato in questo&#8230;io temo che il &#8220;datore di lavoro&#8221; domani possa dire&#8230;.prendi&#8230;.1000 euro&#8230;bene&#8230;da domani il tuo stipendio sarà di cinquecento euro&#8230;non ti va bene&#8230;allora sei licenziato&#8230;QUESTO TEMO e lo temo sia per il pubblico che per il privato.<br />
Inoltre a quanti continuano a denigrare il settore privato, concordando non solo da dipendente, ma da cittadina, contro inutili sprechi e depracando quanti non si impegnano nel loro lavoro, mi permetto di dire che gli strumenti per licenziare i &#8220;fannulloni&#8221; ci sono, e non da oggi, ma vi siete mai chiesti perchè spesso non vengono applicati?&#8230;. Io si. Signori il potere discrezionale politico spesso fa il bello e il cattivo tempo. Troppo spesso il mio, il nostro ruolo, è quello di RENDERE LEGALI LE FANTASIE DEL POLITICO DI TURNO, ma chi credete faccia le SCELTE che devono essere attuate dai funzionari pubblici!!!. Io &#8230;come moltri altri colleghi&#8230;.siamo imprigionati in strutture pubbliche MAL GOVERNATE spesso che ci impediscono di esprimere la nostra professionalità&#8230;e NON POSSIAMO FARE NULLA perchè il potere discrezionale politico è così alto da poter determinare il nostro percorso professionale. Sappiate che anche in assenza di modifiche per l&#8217;articolo 18 attualmente un Presidente o Sindaco può gia&#8217; incidere notevolmente sul nostro trattamento economico, comprese le ipotesi di licenziamento. Da cittadina io difendo il settore pubblico perchè ne ho bisogno&#8230;non tutto può essere PROFITTO. Certo DEVE FUNZIONARE ma non è con una contrapposizione continua fra pubblico e privato che il problema si risolve.<br />
Grazie</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Strabico liberismo di giovencato</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=542#comment-7</link>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 14:55:50 +0000</pubDate>
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		<description>DA CHICAGO-BLOG
http://www.chicago-blog.it/2012/03/09/abolire-la-legge-sul-prezzo-dei-libri-lo-dice-anche-pietro-citati/

Abolire la legge sul prezzo dei libri, lo dice anche Pietro Citati


DI Filippo Cavazzoni

Nel luglio scorso, come IBL e Chicago-blog, ci attivammo per contrastare – anche attraverso una petizione che raccolse al momento dell’invio al presidente della Repubblica circa 1.500 sottoscrizioni – la legge che regolamenta il prezzo dei libri. Tale legge, attualmente in vigore, disciplina la scontistica e regolamenta le promozioni. In sostanza, le novità e la gran parte dei libri in commercio possono essere venduti con uno sconto massimo del 15%. Si tratta dell’ennesima norma che limita la libertà economica, attraverso un controllo dei prezzi.
Dopo l’approvazione della legge, piano piano, il dibattito intorno al tema è cessato. Piccoli e medi editori e librerie “indipendenti” soddisfatti (anche se per alcuni si è fatto ancora troppo poco: avrebbero preferito una regolamentazione più stringente!) e tutti gli altri pronti ad adeguarsi: i lettori a dover spendere di più per comprare un libro, le librerie delle catene e soprattutto quelle on-line a non poter più vendere libri con gli sconti che erano solite praticare (sulle novità lo sconto poteva arrivare fino al 35%).
Ora, un articolo scritto da una delle firme di punta del Corriere della Sera (Pietro Citati), torna sul tema. Stando a quanto si afferma nell’articolo, le vendite dei libri – in questi ultimi mesi – sarebbero diminuite del 12%. La spiegazione è semplice: soprattutto in tempi di crisi, si fa attenzione a tutto: al costo del carburante (per risparmiare qualche euro sul pieno) e al costo dei libri. Come si incentiva allora la lettura e l’acquisto di libri? Come scrive Citati,

Il principale rimedio è la diminuzione del prezzo dei libri. Molte case editrici ricorrevano, negli anni passati, a un sistema di vendite scontate (del 20 o 30 per cento) in alcuni mesi dell’anno, specialmente ottobre, novembre, dicembre. I risultati economici erano notevoli. La cosa mi sembra perfettamente legittima. Non vedo perché una casa automobilistica possa abbassare, per qualche mese, i prezzi delle vetture, e una casa editrice non possa diminuire quelli dei libri. Ma, nel 2010, è accaduta una cosa inverosimile. Sottoposto a non so quali pressioni, il governo ha di fatto ucciso le vendite straordinarie dei libri, o le ha ridotte al minimo. L’industria editoriale italiana è gracile e fragile. Se non si vuole farla affondare completamente, il provvedimento del 2010 va assolutamente abolito. Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce.

La legge consente all’editore di stabilire il prezzo di copertina del libro, ma regolamenta le campagne promozionali degli editori stessi: le quali non sono reiterabili per più di un mese, lo sconto può raggiungere la soglia massima del 25%, ma non si possono tenere nel mese di dicembre (che – viste le concomitanti festività natalizie – rappresenterebbe il mese migliore per mettere in essere campagne promozionali…). Pertanto, non possiamo che concordare con Citati quando sostiene l’abolizione di questa legge. In tal modo verrebbero liberalizzate le campagne promozionali degli editori e le librerie (on-line e non) potrebbero applicare qualsiasi sconto sui libri in vendita. Si venderebbero più libri e si avrebbero più lettori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DA CHICAGO-BLOG<br />
<a href="http://www.chicago-blog.it/2012/03/09/abolire-la-legge-sul-prezzo-dei-libri-lo-dice-anche-pietro-citati/" rel="nofollow">http://www.chicago-blog.it/2012/03/09/abolire-la-legge-sul-prezzo-dei-libri-lo-dice-anche-pietro-citati/</a></p>
<p>Abolire la legge sul prezzo dei libri, lo dice anche Pietro Citati</p>
<p>DI Filippo Cavazzoni</p>
<p>Nel luglio scorso, come IBL e Chicago-blog, ci attivammo per contrastare – anche attraverso una petizione che raccolse al momento dell’invio al presidente della Repubblica circa 1.500 sottoscrizioni – la legge che regolamenta il prezzo dei libri. Tale legge, attualmente in vigore, disciplina la scontistica e regolamenta le promozioni. In sostanza, le novità e la gran parte dei libri in commercio possono essere venduti con uno sconto massimo del 15%. Si tratta dell’ennesima norma che limita la libertà economica, attraverso un controllo dei prezzi.<br />
Dopo l’approvazione della legge, piano piano, il dibattito intorno al tema è cessato. Piccoli e medi editori e librerie “indipendenti” soddisfatti (anche se per alcuni si è fatto ancora troppo poco: avrebbero preferito una regolamentazione più stringente!) e tutti gli altri pronti ad adeguarsi: i lettori a dover spendere di più per comprare un libro, le librerie delle catene e soprattutto quelle on-line a non poter più vendere libri con gli sconti che erano solite praticare (sulle novità lo sconto poteva arrivare fino al 35%).<br />
Ora, un articolo scritto da una delle firme di punta del Corriere della Sera (Pietro Citati), torna sul tema. Stando a quanto si afferma nell’articolo, le vendite dei libri – in questi ultimi mesi – sarebbero diminuite del 12%. La spiegazione è semplice: soprattutto in tempi di crisi, si fa attenzione a tutto: al costo del carburante (per risparmiare qualche euro sul pieno) e al costo dei libri. Come si incentiva allora la lettura e l’acquisto di libri? Come scrive Citati,</p>
<p>Il principale rimedio è la diminuzione del prezzo dei libri. Molte case editrici ricorrevano, negli anni passati, a un sistema di vendite scontate (del 20 o 30 per cento) in alcuni mesi dell’anno, specialmente ottobre, novembre, dicembre. I risultati economici erano notevoli. La cosa mi sembra perfettamente legittima. Non vedo perché una casa automobilistica possa abbassare, per qualche mese, i prezzi delle vetture, e una casa editrice non possa diminuire quelli dei libri. Ma, nel 2010, è accaduta una cosa inverosimile. Sottoposto a non so quali pressioni, il governo ha di fatto ucciso le vendite straordinarie dei libri, o le ha ridotte al minimo. L’industria editoriale italiana è gracile e fragile. Se non si vuole farla affondare completamente, il provvedimento del 2010 va assolutamente abolito. Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce.</p>
<p>La legge consente all’editore di stabilire il prezzo di copertina del libro, ma regolamenta le campagne promozionali degli editori stessi: le quali non sono reiterabili per più di un mese, lo sconto può raggiungere la soglia massima del 25%, ma non si possono tenere nel mese di dicembre (che – viste le concomitanti festività natalizie – rappresenterebbe il mese migliore per mettere in essere campagne promozionali…). Pertanto, non possiamo che concordare con Citati quando sostiene l’abolizione di questa legge. In tal modo verrebbero liberalizzate le campagne promozionali degli editori e le librerie (on-line e non) potrebbero applicare qualsiasi sconto sui libri in vendita. Si venderebbero più libri e si avrebbero più lettori.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Gli Ordini non sono la soluzione, sono il problema di Michele Angelo Privitera</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=871#comment-6</link>
		<dc:creator>Michele Angelo Privitera</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 08:04:38 +0000</pubDate>
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		<description>Condivido tutto. Secondo me l&#039;abolizione dell&#039;obbligo di iscrizione all&#039;ordine ed alle casse professionali limiterebbe notevolmente i danni prodotti dalle attuali gestioni di questi istituti: in tal caso dovrebbero diventare soggetti dinamici ed efficienti per attirare iscrizioni, facendo un&#039;azione di vera rappresentanza degli iscritti presso le istituzioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido tutto. Secondo me l&#8217;abolizione dell&#8217;obbligo di iscrizione all&#8217;ordine ed alle casse professionali limiterebbe notevolmente i danni prodotti dalle attuali gestioni di questi istituti: in tal caso dovrebbero diventare soggetti dinamici ed efficienti per attirare iscrizioni, facendo un&#8217;azione di vera rappresentanza degli iscritti presso le istituzioni.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Gli Ordini non sono la soluzione, sono il problema di f.pirone</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=871#comment-5</link>
		<dc:creator>f.pirone</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 08:03:37 +0000</pubDate>
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		<description>Sono sostanzialmente d&#039;accordo. Il ruolo degli Ordini così com&#039;è stato finora è anacronistico. Si sono opposti a qualsiasi cambiamento, il paragone con gli studi professionali europei è imbarazzante. Il nostro nanismo è destinato a soccombere di fronte a studi meglio strutturati e organizzati. Pochi giorni fa ho sentito difendere i piccoli studi professionali a fronte dei grandi,  perché quelli piccoli sono più flessibili.......... così non andiamo da nessuna parte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sostanzialmente d&#8217;accordo. Il ruolo degli Ordini così com&#8217;è stato finora è anacronistico. Si sono opposti a qualsiasi cambiamento, il paragone con gli studi professionali europei è imbarazzante. Il nostro nanismo è destinato a soccombere di fronte a studi meglio strutturati e organizzati. Pochi giorni fa ho sentito difendere i piccoli studi professionali a fronte dei grandi,  perché quelli piccoli sono più flessibili&#8230;&#8230;&#8230;. così non andiamo da nessuna parte.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su I guerrieri del flusso di cassa di Michele Angelo Privitera</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=717#comment-4</link>
		<dc:creator>Michele Angelo Privitera</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 11:08:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.professionalismo.it/?p=717#comment-4</guid>
		<description>Dai numerosi discorsi fatti con i Colleghi in questo periodo di estrema crisi e pressione fiscale, è maturata l&#039;idea che possa esistere una soluzione che salvaguardi la Professione e aiuti il Governo nella lotta all&#039;evasione fiscale.
Le prestazioni professionali in ambito privato sono quelle a maggior rischio di insolvenza del cliente. Per le prestazioni professionali che hanno come obiettivo il rilascio di autorizzazioni da parte della pubblica amministrazione, si potrebbe prevedere che a corredo della pratica ci sia la parcella quietanziata del professionista come condizione necessaria al rilascio del provvedimento. A quel punto si otterrebbe il doppio risultato previsto: meno evasione e certezza dei pagamenti.
Ovviamente non stiamo parlando di vidimazione della parcella né di incasso da parte degli ordini: sarebbe assurdo fare transitare i guadagni dei professionisti da queste casse già così male amministrate; non oso immaginare quali scenari catastrofici si potrebbero aprire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dai numerosi discorsi fatti con i Colleghi in questo periodo di estrema crisi e pressione fiscale, è maturata l&#8217;idea che possa esistere una soluzione che salvaguardi la Professione e aiuti il Governo nella lotta all&#8217;evasione fiscale.<br />
Le prestazioni professionali in ambito privato sono quelle a maggior rischio di insolvenza del cliente. Per le prestazioni professionali che hanno come obiettivo il rilascio di autorizzazioni da parte della pubblica amministrazione, si potrebbe prevedere che a corredo della pratica ci sia la parcella quietanziata del professionista come condizione necessaria al rilascio del provvedimento. A quel punto si otterrebbe il doppio risultato previsto: meno evasione e certezza dei pagamenti.<br />
Ovviamente non stiamo parlando di vidimazione della parcella né di incasso da parte degli ordini: sarebbe assurdo fare transitare i guadagni dei professionisti da queste casse già così male amministrate; non oso immaginare quali scenari catastrofici si potrebbero aprire.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Vidocq, il genio dell&#8217;evasione di giovencato</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=737#comment-3</link>
		<dc:creator>giovencato</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 12:21:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.professionalismo.it/?p=737#comment-3</guid>
		<description>FONTE: http://www.contribuenti.it/news/view.asp?id=3183

UNA RACCOLTA DI NOTIZIE UTILI PER IL CONTRIBUENTE

08/01/2012

COMUNICATO STAMPA 8.1.2012. FISCO/CONTRIBUENTI.IT: CRESCE L&#039;EVASIONE DELLE BIG COMPANY + 14,2% NEL 2011.

ROMA – Nel 2011 l&#039;imponibile evaso in Italia è cresciuto del 13,4% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 14,7%. In termini di imposte sottratte all&#039;erario siamo nell&#039;ordine di 180,7 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani e sarà pubblicata prossimamente su “Contribuenti.it Magazine”.
Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l&#039;economia sommersa, l&#039;economia criminale, l&#039;evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
La prima riguarda l&#039;economia sommersa. L&#039;esercito di lavoratori in nero si gonfia sempre di più è composto da circa 2,9 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.
La seconda è l&#039;economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non &quot;contabilizzati&quot; produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.
La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute. Si stima un&#039;evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l&#039;anno.
La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94% delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,8 MLD di euro all’anno. Nel 2011, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14,2% le imposte dovute all&#039;erario.
Infine c&#039;è l&#039;evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all&#039;erario circa 8,2 miliardi di euro l&#039;anno.
In testa nel 2011, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +15,3%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 14,9% e la Valle d’Aosta con +13,6%. A seguire la Liguria con +13,5%, il Piemonte con 13,4%, il Trentino con 13,1%, il Lazio con +12,9%, , l&#039;Emilia Romagna con +12,8%, la Toscana con +12,6%, le Marche con +11,3%, la Puglia con +10,6%, alla Campania +8,0 %, la Sicilia con +7,6% e l’Umbria con +7,1%.
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell&#039;evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2011, di circa il 15,9%. 
In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,2%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,8%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).
A livello territoriale l&#039;evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).
&quot;Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione. L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria e si taglieranno le spese della casta, il governo avrà bisogno di far cassa ad ogni costo, incassando i soldi “pochi, maledetti e subito” attraverso l’accertamento con adesione, un vero e proprio condono permanente. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”.
LA MAPPA DELL&#039;EVASIONE FISCALE IN ITALIA (ANNO 2011)
Le categorie Le modalità	Stima annua
dell’imposta evasa 
ECONOMIA SOMMERSA Almeno 2.900.000 occupati svolgono un’attività irregolare come lavoratori dipendenti € 34,3 MLD
ECONOMIA CRIMINALE	Controllo del territorio € 78,2 MLD
SOCIETA’ CAPITALE Il 78% delle società di capitali dichiara redditi negativi o meno di € 10 mila	 € 22,4 MLD
BIG COMPANY
Transfer pricing conti off-shore e società estere € 37,8 MLD
LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE	Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali € 8,2 MLD 

TOTALE	 € 180,9 MLD

L’ufficio stampa

FONTE: ASSOCIAZIONE CONTRIBUENTI ITALIANI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>FONTE: <a href="http://www.contribuenti.it/news/view.asp?id=3183" rel="nofollow">http://www.contribuenti.it/news/view.asp?id=3183</a></p>
<p>UNA RACCOLTA DI NOTIZIE UTILI PER IL CONTRIBUENTE</p>
<p>08/01/2012</p>
<p>COMUNICATO STAMPA 8.1.2012. FISCO/CONTRIBUENTI.IT: CRESCE L&#8217;EVASIONE DELLE BIG COMPANY + 14,2% NEL 2011.</p>
<p>ROMA – Nel 2011 l&#8217;imponibile evaso in Italia è cresciuto del 13,4% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 14,7%. In termini di imposte sottratte all&#8217;erario siamo nell&#8217;ordine di 180,7 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani e sarà pubblicata prossimamente su “Contribuenti.it Magazine”.<br />
Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l&#8217;economia sommersa, l&#8217;economia criminale, l&#8217;evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.<br />
La prima riguarda l&#8217;economia sommersa. L&#8217;esercito di lavoratori in nero si gonfia sempre di più è composto da circa 2,9 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.<br />
La seconda è l&#8217;economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non &#8220;contabilizzati&#8221; produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.<br />
La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute. Si stima un&#8217;evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l&#8217;anno.<br />
La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94% delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,8 MLD di euro all’anno. Nel 2011, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14,2% le imposte dovute all&#8217;erario.<br />
Infine c&#8217;è l&#8217;evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all&#8217;erario circa 8,2 miliardi di euro l&#8217;anno.<br />
In testa nel 2011, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +15,3%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 14,9% e la Valle d’Aosta con +13,6%. A seguire la Liguria con +13,5%, il Piemonte con 13,4%, il Trentino con 13,1%, il Lazio con +12,9%, , l&#8217;Emilia Romagna con +12,8%, la Toscana con +12,6%, le Marche con +11,3%, la Puglia con +10,6%, alla Campania +8,0 %, la Sicilia con +7,6% e l’Umbria con +7,1%.<br />
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell&#8217;evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2011, di circa il 15,9%.<br />
In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,2%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,8%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).<br />
A livello territoriale l&#8217;evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).<br />
&#8220;Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani &#8211; bisogna riformare il fisco italiano introducendo la tax compliance, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione. L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria e si taglieranno le spese della casta, il governo avrà bisogno di far cassa ad ogni costo, incassando i soldi “pochi, maledetti e subito” attraverso l’accertamento con adesione, un vero e proprio condono permanente. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”.<br />
LA MAPPA DELL&#8217;EVASIONE FISCALE IN ITALIA (ANNO 2011)<br />
Le categorie Le modalità	Stima annua<br />
dell’imposta evasa<br />
ECONOMIA SOMMERSA Almeno 2.900.000 occupati svolgono un’attività irregolare come lavoratori dipendenti € 34,3 MLD<br />
ECONOMIA CRIMINALE	Controllo del territorio € 78,2 MLD<br />
SOCIETA’ CAPITALE Il 78% delle società di capitali dichiara redditi negativi o meno di € 10 mila	 € 22,4 MLD<br />
BIG COMPANY<br />
Transfer pricing conti off-shore e società estere € 37,8 MLD<br />
LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE	Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali € 8,2 MLD </p>
<p>TOTALE	 € 180,9 MLD</p>
<p>L’ufficio stampa</p>
<p>FONTE: ASSOCIAZIONE CONTRIBUENTI ITALIANI</p>
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		<title>Commenti su La Democrazia rappresentativa ai tempi della Crisi di Bruno Gabbiani</title>
		<link>http://www.professionalismo.it/?p=677#comment-2</link>
		<dc:creator>Bruno Gabbiani</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 14:24:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.professionalismo.it/?p=677#comment-2</guid>
		<description>RICEVO E PUBBLICO DA BRUNO GABBIANI, PRESIDENTE ALA ASSOARCHITETTI
Un altro argomento di fondo sul quale dobbiamo mirare la nostra azione politica è la necessità che i liberi professionisti di contrastino il progressivo abbassamento delle soglie delle garanzie costituzionali dei cittadini, che deriva dal susseguirsi di leggi emanate sotto la spinta dell&#039;opinione pubblica interpretata dai sondaggi televisivi, dell&#039;urgenza, dell&#039;emergenza finanziaria. Il tutto è aggravato dal fatto che i parlamentari, anche quelli di buon livello culturale, sono politicamente impreparati e mancano di una visione almeno a medio termine.
Un esempio: le recenti norme che hanno tolto ogni filtro all&#039;intrusione nei conti bancari dei cittadini da parte dell&#039;Agenzia delle Entrate (completamente de-responsabilizzata) qualche anno fa avrebbe sollevato un movimento di opinione fortissimo. Questo metodo non è giustificato dalla giusta necessità della lotta all&#039;evasione fiscale, ma oggi non ne parla nessuno e questo non è che uno dei tanti argomenti di questo genere. Qualche decennio fa, le BR sono state sconfitte (quasi) senza leggi speciali, che ora si vogliono emanare anche per gli incidenti stradali.
Bruno Gabbiani</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>RICEVO E PUBBLICO DA BRUNO GABBIANI, PRESIDENTE ALA ASSOARCHITETTI<br />
Un altro argomento di fondo sul quale dobbiamo mirare la nostra azione politica è la necessità che i liberi professionisti di contrastino il progressivo abbassamento delle soglie delle garanzie costituzionali dei cittadini, che deriva dal susseguirsi di leggi emanate sotto la spinta dell&#8217;opinione pubblica interpretata dai sondaggi televisivi, dell&#8217;urgenza, dell&#8217;emergenza finanziaria. Il tutto è aggravato dal fatto che i parlamentari, anche quelli di buon livello culturale, sono politicamente impreparati e mancano di una visione almeno a medio termine.<br />
Un esempio: le recenti norme che hanno tolto ogni filtro all&#8217;intrusione nei conti bancari dei cittadini da parte dell&#8217;Agenzia delle Entrate (completamente de-responsabilizzata) qualche anno fa avrebbe sollevato un movimento di opinione fortissimo. Questo metodo non è giustificato dalla giusta necessità della lotta all&#8217;evasione fiscale, ma oggi non ne parla nessuno e questo non è che uno dei tanti argomenti di questo genere. Qualche decennio fa, le BR sono state sconfitte (quasi) senza leggi speciali, che ora si vogliono emanare anche per gli incidenti stradali.<br />
Bruno Gabbiani</p>
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